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Costruens e Destruens: LA VERIFICA INCERTA di Grifi e Baruchello. Del riciclaggio delle immagini.

(Saggio pubblicato su Quaderni di Cinemasud, Edizioni Laceno, 2008, Alberto Grifi. Oltre le regole del cinema.)

150000 metri circa di pellicola. 15000 lire. Una vecchia Prevost col piano di legno.
Nasce così Verifica incerta, dalla pellicola del grande cinema hollywoodiano degli anni Cinquanta, destinata al macero. Un film sul cinema attraverso gli scarti che il cinema stesso produce. Grifi e Baruchello salvano la pellicola trouvée dal macero e le ridonano vita. Come a dire che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si ricicla, e che le immagini sono fatte per essere viste e non bruciate. Immagini che sarebbero state dimenticate, che non sarebbero state più viste.
Il carattere di happening, o meglio, di activity, secondo la definizione di Baruchello, fa capire le intenzioni dei due autori. La pellicola, al termine della prima proiezione, effettuata nel 1965 a Parigi in occasione dell'incontro del Gruppo 63, doveva essere smembrata ed ogni frammento regalato al pubblico presente. Ciò non avvenne. Ma l'intenzione era quella di prendere immagini sull'orlo del macero, riciclarle per produrre un nuovo film e per essere poi dissolte tra gli spettatori. Le immagini avrebbero continuato a vivere, sarebbero state riconsegnate di nuovo al visibile. L'“activity” di Grifi e Baruchello ha voluto affermare la non appartenenza delle immagini al ciclo dell'industria che ne decreta la nascita, la visione e la morte. Le immagini sono fatte dagli uomini e appartengono a tutti, sono parte dell'immaginario collettivo condiviso.

Grifi e Baruchello decostruiscono le scene delle pellicole trouvée e montano i frammenti scelti attraverso un'operazione di collage senza una sceneggiatura precostituita, senza un progetto iniziale. Ogni scelta viene affrontata di volta in volta, con associazioni libere, ironiche, ciniche e dissacranti. Verifica incerta viene costruita in itinere. Non c'è un progetto iniziale in cui a ogni pezzo è assegnato un ruolo, un posto, una significazione determinata. Ogni frammento viene aggiunto man mano. L'organizzazione si crea nell'atto di accumulazione. Il progetto è nel fare, non è determinato apriori. Lo script, infatti, è stato il punto di arrivo e non quello di partenza.
I frammenti sono stati montati per analogie, per accostamenti visivi di scene simili, per assonanze di oggetto, di azione e di battuta, ma anche secondo un criterio di casualità. Lo stesso Baruchello ha dichiarato: “questa ingombrante merce è stata prima riordinata poi scelta impiegando la tabella statistica dei numeri casuali (Random Numbers)” (1). Il film inizia ripetute volte e si conclude con ripetuti end.

Verifica incerta destituisce il principio di necessità a favore della teoria probabilistica. È proprio in quegli anni infatti che il problematico viene scoperto come orizzonte trascendentale, e la decostruzione viene assunta come la pratica base di ogni operazione artistica.
È il periodo della crisi delle certezze, della frammentazione e del dubbio come metodo fondante.
Le immagini appaiono dissociate, non c'è una razionalità che le unisca. Al montaggio si sostituiscono le operazioni di mixage e di collage. Viene meno l'unità del discorso. Anche il sonoro si dissocia. Diviene asincronico e anempatico. L'azione frammentata. La categoria di causa-effetto annullata. I cliché distrutti. Non è più vero che ad ogni azione corrisponde una reazione. La mediazione, frutto della dialettica, è dissolta e soppiantata da una sottolineatura della distanza, dello spazio che c'è “tra” un elemento ed un altro ed un altro ancora.
Il “nuovo linguaggio”, di cui parlano Grifi e Baruchello, sembra costituirsi in nome dell'aporia, intesa come impossibilità o assenza di passaggio, cioè come interruzione, come salto. “Se ci fosse una porta busserei” è una delle affermazioni dissolte nel film, a testimoniare appunto l'impossibilità di passaggio. Il carattere ipotetico e aperto dell'opera, a cui fa riferimento il titolo, riflette sulla necessità di verificare il linguaggio in maniera incerta, probabile, non definita, non chiusa.
Verifica incerta appare come meta-testo, come discorso autoreferenziale sul cinema, frutto dell'autofagocitosi che sta alla base del riciclaggio di immagini.
È un film che nasce da immagini di altri film e che crea un discorso sul cinema attraverso il cinema.
La riflessione di Grifi e Baruchello sembra configurarsi come una critica del visibile esistente, delle sue pratiche di costruzione e di ricezione.

La “verifica” di Grifi e Baruchello, affonda lo sguardo e inizia un lavoro di recupero di ciò che il principio di non-evidenza offusca e ricopre. Si possono infatti incontrare riflessioni sulle convenzioni dell'industria filmica, sui metodi di rappresentazione del mondo, sugli stereotipi della rappresentazione, ma anche sulla prassi generalizzata della visione. Il discorso critico, in senso kantiano, consiste in questo. Il cinema ragiona su se stesso, fa un esame pubblico dei propri diritti e delle proprie facoltà, cogliendo i propri limiti e funzioni, attraverso il gioco ed il godimento sotteso al collage. In Verifica incerta si crea un'orgia delle convenzioni e degli stilemi, in cui appare il potere della critica e della messa in discussione. Si tenta di “scalfire gli strati linguistici del Grande Libro Audiovisivo del Mondo.” (2) In senso ampio si può riscontrare in Verifica incerta un potere sovversivo rispetto allo status quo della produzione e della fruizione dell'audiovideo.
Grifi stesso considerava Verifica incerta un “film antagonista”.
“Distruggere le storie che loro, quelli di Hollywood, confezionavano così bene, ecco, farle a pezzi e rimontarle... [...] Con quanto gusto noi spettatori avevamo risucchiato nel fondo delle nostre rètine avide le vostre immagini, o divi dello schermo e stelle del cinema, modelli di comportamento, eroi ed eroine... non ci rimaneva che tirarvi giù dal cavallo tanto per disinquinarci un po', trascinarvi giù nel fango del nostro quotidiano. [...] Abbiamo cercato di farvi a pezzi così come voi avete fatto a pezzi prima i musi rossi, poi i musi gialli... Ma mentre voi avevate il settimo cavalleggeri, il napalm e le bombe di Hiroshima e Nagasaki, io e il mio amico e pittore Gianfranco Baruchello avevamo appena una vecchia moviola in un sottoscala per farvi a pezzi...” (3)

Il potere di Verifica incerta non sta solo nella critica agli stereotipi americani, ai modelli di storie e alle figure ricorrenti. È vero che nelle ripetizioni dei gesti e delle azioni, e negli accostamenti ironici si possono riscontrare le ideologie, i messaggi subliminali, la propaganda, la superiorità culturale e l'omosessualità repressa di gran parte del cinema americano. Ma attraverso la decostruzione si mette in gioco l'intero sistema narrativo e rappresentativo vigente. Lo spettatore assiste ad un sistema di attese ripetuto, reiterato all'esasperazione e mai concluso. Allora attraverso il “protagonista”, Eddie Spanier, il non soggetto, in quanto dissolto e frammentato nei vari personaggi e nei diversi contesti, si viene a mettere in discussione i modelli comunicativi dell'audiovisivo. Secondo Umberto Eco “quando in un film si apre una porta deve uscire qualcuno; se non esce allora deve nascere il sospetto di un fantasma. Quando, come in Verifica incerta, la porta si apre, e non esce nessuno, poi si riapre, poi appare ancora chiusa, quindi si vedono persone già uscite, infine queste persone escono di nuovo, in teoria c'è una spezzatura di un sistema di aspettative, di attese, di risoluzioni che fa si che lo spettatore si trovi improvvisamente in una situazione di shock, in una situazione di crisi.” (4) Lo spettatore di Verifica incerta è quasi impossibilitato nel capire, nel seguire una trama, nel conoscere i personaggi, i luoghi e le stesse azioni. Si disattendono gli abituali sistemi di percezione del cinema. Il sistema di aspettative non viene più basato sulla risoluzione dei gesti e del conflitto, ma si instaura un “nuovo” sistema basato sul godimento della frammentazione e della sua ripetizione. I gesti frammentati risultano accennati, sospesi, scollegati, ripetuti. Viene meno il principio di causa-effetto. Vengono meno le ragioni. L'anti-trama propone un livello cognitivo non più basato sulla narrazione, ma intravisto nella dissoluzione di questa.
È qui che Verifica incerta si fa discorso sovversivo, nell'interrogarsi sul suo statuto. Tutto ciò che sottende alla fruizione e alla produzione del “Grande Libro Audiovisivo del Mondo” viene messo sul banco della verifica. E allora iniziano a vacillare le certezze. Nascono così le domande che non si sono mai poste o che sono rimaste in sospeso. “Che cosa è filmare?”, “Come e cosa si racconta con l'audiovideo?”, “Come si percepisce?”, “Cosa significa vedere?”, “Cosa significa pensare l'audiovisione?”

Verifica incerta “è stata il risultato di una sollecitazione alterata ad oltranza, di una tensione emozionale, di uno stato proiettivo di regressione dissociativa. Una mai esaurita ricerca nel niente, nel vuoto/bianco/incerto della mente, quando di essa si azzera la memoria del “già fatto” e tutto può essere costantemente ricominciato. Grifi considerava Verifica incerta la messa in atto di un processo di destrutturazione a largo raggio.” (5)

(1) G. Baruchello, Verifica incerta 2, in C. Subrizi (a cura di), Baruchello e Grifi. Verifica incerta. L'arte oltre i confini del cinema, DeriveApprodi, Roma, 2004
(2) F. De Bernardinis, Senso Cinema, in “Segnocinema”, 62
(3) A. Grifi, Perchè, da un sottoscala, facemmo a pezzi Hollywood, in C. Subrizi (a cura di), Baruchello e Grifi. Verifica incerta. L'arte oltre i confini del cinema, DeriveApprodi, Roma, 2004
(4) U. Eco, intervento all'incontro del Gruppo 63 a Palermo nel 1965, in Gruppo 63, Il romanzo sperimentale, a cura di Nanni Balestrini, Feltrinelli, Milano, 1966.
(5) C. Subrizi (a cura di), Baruchello e Grifi. Verifica incerta. L'arte oltre i confini del cinema, DeriveApprodi, Roma, 2004


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1 commento:

Anonimo ha detto...

good start