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Rapido e indolore (Kurz und schmerzlos) di Fatih Akin

Nel cinema, come nella vita, c'è chi fa le cose secondo come le ha pensate a tutti i costi e chi si amalgama con le evenienze-inconvenienze del caso e della produzione. Fatih Akin afferma di riuscire a trasformare il proprio progetto di fronte alla materialità delle cose, a differenza di un Kusturica capace di rimandare le riprese di un anno per avere delle foglie verdi al punto giusto. L'arte dell'arrangiamento sta nel lavorare e nell’adattare i propri pensieri alle cose che già ci sono, alle cose accadute, già dette, già presenti, già non più possibili.
Come successe ad esempio ad Altman per il bellissimo western I compari (McCabe & Mrs. Miller, 1971). La neve non prevista in sceneggiatura è arrivata inaspettatamente ed è stata introdotta nel film, donando un'altra atmosfera rispetto a quella pensata originariamente. Indipendentemente se migliore o peggiore questa nuova atmosfera è quella che si ha sullo schermo e che il regista ha saputo adattare al proprio lavoro, donando un nuovo senso, pieno di melanconia e di surrealtà.
Allo stesso modo Fatih Akin, nei suoi lavori, adatta il progetto, la sceneggiatura e le modalità di ripresa aggiungendovi cose nuove ed inaspettate. Durante le riprese del suo primo lungo, racconta il regista turco-tedesco, non conoscendo il lavoro sulla profondità di campo e la spazialità delle figure nello spazio, accetta il suggerimento del direttore della fotografia di lavorare non solo su uno spazio bidimensionale ma anche in profondità. Così all'interno del film ci sono inquadrature dei tre protagonisti visti frontalmente, stagliati su un muro di fondo (c'è chi aulicamente ha parlato di citazioni fassbinderiane o si potrebbe, calcando la mano, paragonarle anche alle rappresentazioni agiografiche del medioevo), alternate ad immagini in cui si lavora sulla profondità di campo. La convivenza di profondità e di bidimensionalità crea a suo modo il suo perché. D'altronde il perché viene dopo, come accade ai pensieri ed alla vita. Il fare viene prima del pensare. Così i personaggi a volte sono immobilizzati e senza via di fuga, intrappolati dal muro da una parte e dalla mdp dall'altra, a volte vengono risucchiati dal vuoto di profondità che si crea alle loro spalle. Immobili ed intrappolati e allo stesso tempo liberi di sprofondare. È la dicotomia visiva che si manifesta e che partecipa dello svolgimento narrativo dei tre protagonisti. Personaggi immobili ma allo stesso tempo capaci di una unica sola mossa: sprofondare tutti e tre insieme.
Fatih Akin si definisce un ladro e dice di aver rubato a tutti i grandi maestri. In primis a Scorsese. Volendo sposare il giochino delle citazioni o delle “rapine” si possono trovare in Rapido e indolore molti temi e stilemi del primo Scorsese. L'inizio con la scena della lotta a mani nude con camera a mano velocissima a seguire, assomiglia molto alla seconda scena di Chi sta bussando alla mia porta?, primo film di Scorsese. I personaggi sono turco-tedeschi come per Scorsese erano italoamericani. La redenzione, il pentimento, l'impossibilità di redimersi, lo sprofondare e la violenza sono tematiche scorsesiane, trasposte però da Akin con ironia dei caratteri. I protagonisti di Rapido e indolore sono “ladri di biciclette” come afferma il personaggio di Costa.
Sia nei personaggi che nella storia è presente un'ironia lieve con cui Akin gioca. Il greco Costa ad esempio è caratterizzato da una spinta religiosa ma il suo esternarsi diventa comico per l’estrema semplicità ed ingenuità. Quindi non si assiste al gioco ultrablasonato, a volte anche banale, della ridicolizzazione dei personaggi e dei temi alla Tarantino; gli stilemi vengono un po presi in giro benché vi si creda realmente. I personaggi sono comici ma credono in ciò che fanno. Non sono macchiette ma personaggi a tutto tondo con le loro sfumature, che vanno dal comico al drammatico.
Ciò che però in generale rende piacevole la visione di questo lungometraggio d’esordio, oltrepassando la speculazione citazionista, è la freschezza e la sincerità nel raccontare la storia. Il film trasuda di passione. Lo stesso Akin parlando di questo film dice che molti errori, che ora non farebbe più, li riconosce come frutto dell’“innocenza” dei suoi inizi. In Rapido e indolore Akin rivede l’adolescente non cosciente dallo sguardo ingenuo ed innocente, a volte immaturo, ma comunque fresco e pieno di voglia di fare.